Il collaboratore che vorrei

Emanuela Balestrino firma il consueto appuntamento “Retrogusto”, brevi considerazioni e tips di attualità sul settore, legate ai contenuti del numero di TuttoGelato in distribuzione

 

A fine anno penso sia importante fare il punto su un tema fondamentale e impegnativo, che ha tenuto accesa l’attenzione di tutto il comparto dei mestieri del gusto. Quello della ricerca dei collaboratori, di cui avevamo parlato un anno fa su TuttoGelato di gennaio 2021. Come sempre gli argomenti cruciali hanno più punti di osservazione e offrono altrettanti spunti di riflessione.
Da un lato la richiesta di personale è fortissima, in stagione come tuttora in molte zone del Paese, complice il tempo favorevole e i flussi turistici intensi, specie quelli internazionali. Dall’altra, anche a causa del covid e del lockdown che hanno minato molte certezze (talvolta diventati stereotipi) – “il lavoro prima di tutto”, “occorre accettare tutte le proposte quando ci sono”, “farsi una gavetta, anche se rigida e annosa, è indispensabile”… –, l’offerta è diminuita drasticamente, provocando non pochi problemi.

 

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Tra le cause che mi sono state indicate da più gestori, i sostegni governativi non adeguati, la scarsa volontà di applicazione, la richiesta di orari ridotti e di compensi elevati per il ruolo offerto. Tra le testimonianze dei giovani, gli orari infiniti, i compensi inadeguati, la scarsa considerazione delle capacità e del lavoro. Tra le ragioni degli uni e quelle degli altri collocherei, sintetizzando per questioni di spazio, due concetti: rispetto e passione.
Declinandoli entrambi da ambo i lati ci si potrebbe comprendere e accordare. Chi conosce a fondo e ama il proprio lavoro rispetta quello dell’altro. Chi ha passione e umiltà capisce chi ha di fronte e distingue quando l’altro è esigente, perché insegna un mestiere e dà prospettive, da chi mortifica; chi motiva e, pur a ritmi folli, fa lavorare bene e poi compensa, da chi non incrocia neppure lo sguardo e considera solo il lato quantitativo del lavoro.
Il laboratorio, come la cucina e il negozio, sono luoghi di impegno, fatica, formazione, confronto per quasi metà giornata: vale la pena fare il massimo e puntare in alto per farli diventare anche luoghi di incontro e di condivisione di obiettivi e di ideali.

Emanuela Balestrino
per TuttoGelato n. 28

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Novembre 2022 12:11

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